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Pubblico delle grandi occasioni per il presidente del CRA Lazio, Nazzareno Ceccarelli, che ha tenuto un appassionato discorso, lunedì 17 febbraio, in occasione della riunione annuale della sezione di Roma 1 “Generoso Dattilo” con il Comitato Regionale Arbitri Lazio.

Assieme al presidente Ceccarelli è intervenuta buona parte della commissione regionale, tra cui il vice presidente, Sergio Coppetelli, il segretario Giuseppe Quaresima, Luigi Galliano, Andrea Sorrentino, Marco Alessandroni, Walter Banella, Sandro Capri e Francesco Massini. Tra il pubblico anche gli arbitri di Can B della sezione di Roma 1, Maurizio Ciampi e Federico La Penna, il responsabile C.A.N. Calcio a 5, Massimo Cumbo, e il Mentor Luca Palanca.
A dare il benvenuto è stato il Presidente di Roma 1, Roberto Bonardo, che ha ricordato la recente designazione, da parte del CRA Lazio, dell’associato Andrea Ancora per la finale di Coppa Italia d’Eccellenza. “Abbiamo aspettato questo evento”, ha detto il presidente Bonardo, “per ringraziare come sezione Ancora, prima di tutto perché ci ha fatto fare bella figura e poi perché è un ragazzo che merita”.

Dopo la visione di un video, caratterizzato da una scena del film “Affrontando i giganti” di Alex Kendrick, incentrato sulla forza di volontà, e in chiusura da un omaggio a Sergio Bonolis, la riunione tecnica è stata aperta dal vice presidente Sergio Coppetelli. “L’arbitraggio è cambiato”, ha esordito, “non è più quello di prima. Bisogna adeguarsi ai tempi. Se non ti adegui non mantieni i livelli qualitativi che il Lazio sta esprimendo e che ha sempre espresso. Per questo è necessario avere libertà mentale. Perché per andare in campo non è necessario solo essere preparati atleticamente e conoscere il regolamento, ma bisogna essere preparati mentalmente e avere equilibrio. La libertà con cui dobbiamo scendere in campo è condizione basilare per affrontare al meglio gli eventi che si pongono sul nostro cammino. La libertà non è un concetto astratto che presuppone il poter fare quello che si vuole, quando si vuole e come si vuole. La libertà vera è quella che non guarda in faccia a nessuno e pretende una sola cosa: la responsabilità. Essere responsabili significa essere uomini”. Secondo Coppetelli l’arbitraggio si vive non solo “socialmente” ma anche “intimamente” e offre la possibilità di avere una grande consapevolezza di se stessi, dei propri punti di forza e limiti, ma al tempo stesso sprona a migliorare e a portare avanti un percorso di formazione necessario per essere pronti agli eventi che bisogna affrontare quando si scende in campo. Fondamentale quindi è la preparazione mentale della gara. “Bisogna essere sereni, pronti e consequenziali”, ha concluso il vice presidente del CRA Lazio, “Arbitrare non è fischiare un fallo, ma diventare un punto di riferimento e di credibilità per 22 uomini che non hanno nessun rispetto per le regole. Arbitrare significa essere rispettati e non temuti. Far accettare un proprio errore è il segnale vincente dell’uomo. Il più bell’esempio di questa affermazione è rappresentato da Sergio Bonolis, che ha dedicato una vita intera a questa associazione. Uomo dotato di una bontà d’animo e di un sorriso che mi sono rimasti nel cuore. Il ricordo che mi è rimasto dentro è la fiducia incondizionata e senza pregiudizi che donava ad ogni arbitro, anche a quelli che avevano un trascurabile talento arbitrale”.

Concetti ribaditi dal presidente Nazzareno Ceccarelli che, nel suo intervento, ha ammaliato la platea, offrendo importanti momenti di riflessione. “Grande spettacolo, veramente qualcosa di eccezionale”, ha esordito Ceccarelli, rivolgendosi al presidente Roberto Bonardo, “Grazie presidente per questo meraviglioso momento che ci regalano i tuoi arbitri e la tua sezione. Roma 1 è stata ed è una colonna essenziale, importantissima, per una regione come la nostra. I numeri sono considerevoli e ci portano ad essere sempre tranquilli. Numeri che, soprattutto quando mi confronto con la parte federale, vado sempre a snocciolare. Nel Lazio siamo arrivati a fare quasi 1600 gare a settimana. Siamo lì con la nostra passione e con la nostra grande responsabilità e professionalità. Senso di responsabilità che mi ha sempre accompagnato da quando, qualche anno fa, mi proposero di guidare un grande comitato come quello del Lazio. Cinque anni fa, assieme a Sergio, ci siamo detti di fare un percorso ambizioso nel quale creare uomini prima di creare arbitri. E’ un progetto ambizioso, dove ci siamo buttati a capofitto, e che abbiamo piano piano realizzato. Siate liberi. Liberi di volare, liberi nella mente, liberi di arbitrare. Abbiamo dei numeri eccezionali. Siamo arrivati già a 26 calci di rigore che vengono dati dopo il 45’ del secondo tempo. Grandi numeri, grandi personaggi, grandi arbitri. Portiamo avanti dei campionati di promozione e di eccellenza, che non hanno veramente eguali. Il presidente mi rimprovera spesso: “Ma facciamo sempre raduni, non ci fermiamo mai”. Lo facciamo e lo faremo finché ci sarò io. E vedo che i ragazzi sono felici”. Il presidente Ceccarelli ha ricordato la finale di Coppa d’Eccellenza Laziale, con ben 212 arbitri presenti nella tribuna dello stadio “8 settembre” di Frascati per condividere la gara con Andrea Ancora. “Abbiamo vissuto quella giornata con tutti i ragazzi che venivano da tutte le 14 sezioni del Lazio”, ha proseguito, “Li abbiamo contati tutti. E poi mi sono detto: 212 arbitri; le sezioni dell’Aia in tutta Italia sono 211. Eravamo un numero maggiore delle sezioni. Come eravamo più di tutti gli altri quando siamo andati a dare l’ultimo saluto a Sergio Bonolis, che continua ad essere qui vicino a noi”.

Ceccarelli ha spronato gli arbitri ad andare avanti con “fervore, animosità, grinta e determinazione. Gli arbitri devono essere veri e uniformi”, e ha ricordato di seguire le disposizioni e non interpretarle. “Ad esempio, chi bestemmia va espulso”, ha spiegato, “Non vi dovete chiedere “perché lo ha fatto”. I giocatori non si chiedono “perché” quando voi sbagliate. Potete fare una partita di 90 minuti assolutamente valida, ma poi se sbagliate al 92’ vi criticano. Voi non dovete interpretare. Siate consequenziali. Consequenzialità vuol dire fare una direzione di gara per quello che vivete”. Il presidente ha accennato agli episodi negativi di calciatori e società ai danni degli arbitri. “Dobbiamo fargli capire che siamo gli unici ed autentici, in questo mondo dello sport, ad essere puri e che abbiamo dentro di noi qualcosa di straordinario”, ha proseguito, “Noi siamo i portatori del rispetto delle regole. Perché da quello che si sente in giro e da quello che abbiamo captato e sentito, ci troviamo dinanzi ad un bivio molto pericoloso. Siamo arrivati a degli stati di tensione che sono pericolosissimi. La mia posizione si è fatta sentire davanti a 470 persone: “non toccate gli arbitri, basta, non ve lo permetto più”. Non è più possibile che, anche in partite del settore giovanile, avvengano episodi di violenza senza una ragione. Agli osservatori glielo abbiamo detto: scrivete tutto quello che succede; le ingiurie vanno trascritte sul referto. Dobbiamo scrivere quello che si vive, il discorso reale, perché questo siamo andati a fare”.

Nel citare le canzoni “I soliti” e “Prendi la strada” di Vasco Rossi, Ceccarelli ha esortato tutti i presenti a “non aver paura” e a fare gruppo perché “non ci può mettere paura nessuno”, per poi concludere la riunione con la sua frase emblematica, che da 5 anni accompagna i suoi incoraggiamenti: “Che la festa continui”. Antonio Ranalli