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Il fuorigioco è una delle regole che, negli ultimi anni, ha avuto modifiche nel regolamento. Spesso alcune situazioni di fuorigioco possono risultare di difficile lettura. Per questo motivo, per l’ultima riunione congiunta della stagione di Roma 1, lunedì 7 maggio, c’è stata una riunione tecnica specifica tenuta dal vice presidente Giulio Corsi, che è anche osservatore alla CAN A (nella foto di Sara Mainella). La serata è stata aperta come di consueto dal presidente di Roma 1, Roberto Bonardo, che ha ricordato agli associati i prossimi appuntamenti, che caratterizzeranno il finale di stagione: domenica 12 maggio il Memorial Capomassi a Bracciano, lunedì 13 maggio l’ultima riunione tecnica stagionale per gli associati del calcio a 5 e lunedì 20 maggio l’ultima riunione tecnica per gli arbitri dell’organo tecnico sezionale di calcio a 11. Appuntamento per tutti, venerdì 31 maggio, al Memorial Orlandini, mentre lunedì 10 giugno, in sezione, ci sarà l’Assemblea ordinaria annuale. Il Presidente ha poi annunciato che la stagione 2019/2020 si aprirà ufficialmente con il raduno di inizio campionato, programmato per il 14 e 15 settembre a Tagliacozzo. Raduno che sarà aperto anche agli osservatori arbitrali.

Con l’aiuto di alcuni filmati di azioni di gioco, tratti da gare di Serie A, B e C, il vice presidente Giulio Corsi ha esposto ai colleghi alcune situazioni particolari di fuorigioco. “La regola 11”, ha ricordato Corsi, “viene divisa nel regolamento in quattro parti. Nel regolamento si precisa che un giocatore, per trovarsi in posizione di fuorigioco, deve soddisfare due fattori: trovarsi con una qualsiasi parte della testa, del corpo o dei piedi nella metà avversaria del terreno di gioco; trovarsi con una delle parti del corpo sopra elencate (sono escluse le braccia) in posizione più vicina alla linea di porta avversaria sia rispetto al pallone sia rispetto al penultimo avversario”. Gli elementi che determinano la posizione di fuorigioco sono dunque tre: la posizione del pallone (“linea del pallone”: si intende quella linea immaginaria che attraversa il pallone e corre parallela alla linea di porta); la posizione dell’attaccante; la posizione del penultimo difendente (non obbligatoriamente uno dei due ultimi difendenti deve essere il portiere avversario).

Essere in posizione di fuorigioco non è di per sé un’infrazione, ma tale posizione deve essere punita, con un calcio di punizione indiretto dal punto in cui è accaduta l’infrazione, quando un giocatore, che si trova in tale posizione nel momento in cui il pallone viene giocato o toccato da un compagno di squadra (momento dell’individuazione del fuorigioco), poi partecipa attivamente al gioco giocando o toccando il pallone o interferendo con un avversario (momento della sanzione del fuorigioco). Sempre con l’aiuto dei filmati è stata valutata l’interferenza da parte dell’avversario. Antonio Ranalli